
Per molti anni la Blue Economy italiana è stata associata prevalentemente a pesca, acquacoltura, portualità e turismo costiero. Oggi il quadro è profondamente cambiato.
Secondo il Blue Economy Monitor presentato alla Venice Climate Week, sono attualmente 485 le startup innovative che operano nei settori legati alla transizione ecologica, alla sostenibilità e alle tecnologie per la gestione delle risorse naturali. Non si tratta soltanto di nuove imprese che lavorano direttamente sul mare, ma di un ecosistema che integra energia, ambiente, digitalizzazione e innovazione industriale.
Molte delle soluzioni sviluppate da queste aziende riguardano il monitoraggio ambientale, l’intelligenza artificiale applicata alla gestione delle risorse, l’economia circolare, la sensoristica avanzata e i sistemi di supporto alle decisioni per imprese e pubbliche amministrazioni. Tecnologie che trovano applicazione diretta anche nei settori tradizionali della Blue Economy, dalla pesca all’acquacoltura fino alla gestione dei porti.
Il dato assume particolare rilevanza per l’Adriatico centrale. Abruzzo, Marche e Molise dispongono infatti di un ecosistema composto da università, centri di ricerca, autorità portuali, distretti produttivi e marinerie storiche che potrebbe diventare terreno fertile per la nascita di nuove imprese innovative.
L’aspetto più interessante emerso dal rapporto riguarda tuttavia il cambio di prospettiva degli investitori. La Blue Economy non viene più considerata esclusivamente un settore produttivo tradizionale, ma un ambito strategico per affrontare sfide globali come la sicurezza alimentare, l’adattamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse e la decarbonizzazione.
Resta però aperto un problema strutturale. L’Italia continua a dimostrare una buona capacità di generare startup ma incontra ancora difficoltà nel trasformarle in imprese di dimensioni significative. La carenza di capitali per la fase di crescita, la limitata internazionalizzazione e la frammentazione degli ecosistemi territoriali rappresentano ancora ostacoli importanti.
Per questo motivo i prossimi anni saranno decisivi. La disponibilità di strumenti come FEAMPA, Horizon Europe e Sustainable Blue Economy Partnership potrebbe consentire ai territori adriatici di sviluppare un vero ecosistema dell’innovazione blu, capace di trasformare ricerca e sperimentazione in occupazione qualificata e nuova imprenditorialità.
