
La notizia non è solo il numero delle startup, ma il cambio di perimetro della Blue Economy. Oggi non parliamo più soltanto di pesca, porti e turismo costiero: entrano nel campo tecnologie per monitorare il mare, ridurre i consumi energetici, valorizzare sottoprodotti ittici, migliorare la mobilità marittima e sviluppare biotecnologie blu. StartupItalia evidenzia tre direttrici prioritarie: biotecnologie blu e acquacoltura, energie rinnovabili marine, innovazione nella manifattura navale e nella mobilità marittima sostenibile.
Per l’Adriatico centrale questo è un segnale importante. Abruzzo, Marche e Molise hanno marinerie, porti, università e filiere alimentari che possono diventare luoghi di sperimentazione per soluzioni già mature: sensori per qualità dell’acqua, tracciabilità del pescato, efficienza energetica a bordo, gestione dei rifiuti portuali, servizi digitali per operatori e amministrazioni.
Il limite resta lo scale-up. Molte startup italiane innovano, ma faticano a crescere, attrarre capitali e diventare fornitori stabili di imprese e PA. La sfida locale è quindi costruire “cantieri di domanda”: problemi concreti delle marinerie e dei porti trasformati in progetti pilota, appalti innovativi e partenariati con ricerca e imprese.
