Costa ed entroterra insieme: nasce in Abruzzo il primo protocollo italiano tra GAL della pesca e GAL rurali

Oltre la firma di un protocollo

Nel panorama della cooperazione territoriale italiana i protocolli d’intesa sono numerosi.

Non tutti, però, introducono un cambiamento di paradigma.

Quello sottoscritto a Pescara rappresenta un passaggio interessante perché prova a mettere in comunicazione due mondi che, pur condividendo gli stessi territori, hanno seguito negli anni percorsi di sviluppo paralleli.

Da una parte i GAL rurali, nati nell’ambito dell’iniziativa europea LEADER e oggi finanziati attraverso il Complemento di Sviluppo Rurale della Politica Agricola Comune.

Dall’altra i GAL della pesca (FLAG/GALPA), sostenuti dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA).

Entrambi lavorano sullo sviluppo locale partecipativo.

Entrambi coinvolgono enti pubblici, imprese e società civile.

Entrambi finanziano progetti di innovazione territoriale.

Eppure, fino ad oggi, le occasioni di collaborazione strutturata sono state limitate.

Il protocollo nasce proprio per colmare questa distanza.


Chi sono i protagonisti

L’accordo coinvolge tre soggetti che operano su territori complementari.

Il GAL Pesca Abruzzo coordina iniziative rivolte alle comunità costiere, sostenendo interventi dedicati alla pesca, all’acquacoltura, al turismo del mare, alla valorizzazione delle produzioni ittiche e alla tutela del patrimonio marittimo.

Il GAL Terreverdi Teramane opera nell’entroterra della provincia di Teramo promuovendo sviluppo rurale, innovazione agricola, turismo lento e valorizzazione delle produzioni tipiche.

Il GAL Costa dei Trabocchi lavora invece lungo un’ampia porzione della costa teatina e delle aree interne collegate, sviluppando strategie integrate che coinvolgono imprese, enti locali e associazioni.

L’intesa crea quindi un collegamento naturale tra costa, collina e montagna.


Perché è una novità

L’elemento innovativo non consiste tanto nella collaborazione tra enti.

La vera novità riguarda il modo in cui vengono interpretati i territori.

Per molti anni la programmazione europea ha distinto rigidamente:

  • sviluppo rurale;
  • pesca;
  • turismo;
  • ambiente;
  • innovazione.
  • innovazione.

Ognuno con i propri fondi.

I propri regolamenti.

I propri partenariati.

La conseguenza è stata una moltiplicazione di iniziative spesso valide ma scarsamente integrate.

Il protocollo abruzzese prova invece a partire da una domanda diversa.

Quali problemi possono essere affrontati insieme?

Le risposte sono numerose.

Il turismo esperienziale collega naturalmente mare ed entroterra.

Le filiere agroalimentari condividono temi quali qualità, tracciabilità e promozione.

I cambiamenti climatici interessano sia l’agricoltura sia la pesca.

Le infrastrutture verdi e blu richiedono una pianificazione unitaria.

La digitalizzazione dei territori coinvolge imprese di tutti i comparti.


Le opportunità concrete

Dal punto di vista operativo il protocollo può favorire la nascita di progetti comuni.

Tra quelli più interessanti potrebbero svilupparsi iniziative dedicate a:

Turismo integrato

Percorsi che collegano porti, trabocchi, aziende agricole, borghi, cammini e aree naturali.

Economia circolare

Recupero degli scarti agricoli e ittici, produzione di biomateriali, packaging sostenibile e bioeconomia.

Educazione

Programmi comuni rivolti alle scuole per promuovere alimentazione, biodiversità marina e sostenibilità.

Innovazione

Progetti dedicati alla digitalizzazione delle imprese, alla sensoristica ambientale, ai dati territoriali e alla gestione intelligente delle risorse.

Un’opportunità anche per Horizon Europe e Interreg

L’aspetto forse più interessante riguarda la progettazione europea.

La Commissione Europea attribuisce crescente importanza agli approcci place-based, nei quali i territori costruiscono soluzioni integrate anziché interventi settoriali.

Programmi come:

  • Horizon Europe;
  • Interreg Italia-Croazia;
  • Interreg Euro-MED;
  • LIFE;
  • Mission Ocean;
  • FEAMPA;

premiano sempre più partenariati capaci di coinvolgere soggetti differenti.

Il protocollo potrebbe quindi diventare una piattaforma stabile per costruire candidature europee.

Non un progetto.

Ma un ecosistema progettuale.


Cosa significa per le imprese

Le imprese potrebbero beneficiare della collaborazione in diversi modi.

Le aziende della pesca potrebbero partecipare a progetti turistici insieme ad agriturismi e produttori locali.

Le imprese agricole potrebbero valorizzare i propri prodotti attraverso percorsi gastronomici collegati ai porti e alle marinerie.

Le cooperative potrebbero sviluppare servizi condivisi.

Le startup potrebbero sperimentare soluzioni digitali applicabili contemporaneamente ad agricoltura, acquacoltura e turismo.

Si amplia quindi il mercato potenziale dei partenariati.


Le criticità da affrontare

Il protocollo, da solo, non garantisce risultati.

Le principali sfide riguarderanno:

  • trasformare l’intesa in progetti operativi;
  • coordinare fondi europei differenti;
  • definire una governance stabile;
  • evitare duplicazioni amministrative;
  • coinvolgere realmente le imprese.

Sarà inoltre importante individuare indicatori condivisi che consentano di valutare gli effetti delle iniziative sui territori.


Opportunità per il territorio Adriatico

Per le imprese

  • Nuove reti tra operatori della pesca, aziende agricole e turismo.
  • Progetti integrati per valorizzare produzioni locali.
  • Accesso facilitato a partenariati europei.

Per enti pubblici e GAL

  • Cooperazione tra fondi FEAMPA e CSR.
  • Strategie territoriali condivise.
  • Sperimentazione di modelli replicabili in altre regioni.

Per consulenti e progettisti

  • Nuove candidature Interreg e Horizon Europe
  • Costruzione di Living Lab territoriali.
  • Sviluppo di progetti su turismo sostenibile, bioeconomia, resilienza climatica e innovazione sociale.

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